Recensione di Susanna Polimanti

“Tra i respiri della natura

    mi porgo, aspettando

      caldi refoli di parole

       che mi tolgano

la maglia grigia dell’inverno!”

 

Refoli di parole

 

 

Un ritratto di fanciulla sfumata ed eterea, dell’artista Cesy Miriel Ciotti, apre la nuova silloge poetica di Elvio AngelettiRefoli di parole”(INTERMEDIA Edizioni) i cui versi mostrano palesemente una preziosa semplicità di un’atmosfera quasi magica, fortemente empatica.

Il refolo è sinonimo di soffio e di conseguenza dello Spirito, dell’influsso spirituale di origine celeste che improvviso si alza o si placa, generando nell’intimo del poeta, il Verbo; esso è il sovrano del campo sottile, intermediario tra la terra e il cielo, penetra, infrange e purifica “Ho creato un’immagine/fatta di parole e di sogni/ che fulgidi rapiscono i respiri”.

Una versatilità che non si fissa su particolari tematiche e non impone a un percorso di vita alcuna regola né costrizione ma lo vive in tutte le sue manifestazioni, non esitando ad avvolgerlo in un alone di poesia. Ogni verso riconduce al sollievo, a un’emozione gioiosa o sofferta nonché al ricordo “Il vivere mio sarà un ritornello/che ricorderà tutti i giorni/chi mi ha regalato una carezza”ove l’io poetico parla di sé ma è perfettamente in grado di parlare per tutti, sconfigge il tempo e lo ferma con grazia “ Nei momenti/dei miei giorni senza confini/sbaraglio i battiti del tempo[,]/come chiodi appesi nel vuoto/a sostenere la mia mente assonnata”.

In ogni lirica, stile e linguaggio sono visivi e descrittivi, misurano una profonda umanità, sottolineano un alto valore di simbolo morale ed evidenziano quella compostezza formale propria della personalità di Elvio Angeletti . Ciò che maggiormente si evince è che in tale poetica la ragione del sentimento è ben determinata a farsi valere, cercando nelle estasi segrete dell’anima qualunque battito, colore o luce che attenui l’angoscia mentale di quanto nel mondo possa indebolire la nostra serenità. Il poeta non fugge dalle amarezze cosmiche ma riesce a trasfigurarle in autentica poesia e coerenza figurativa, scegliendo parole e aggettivi che evocano profumi e istantanee di condivisa intimità. Le parole nascono e si rafforzano dall’introiezione dei diversi aspetti della natura, conferendo al verso uno strano fascino e una grande suggestione.

Credo fermamente che la poesia per Angeletti sia un’ancora di salvezza poiché, rimodellando su proprie immagini ideali il suo senso, a volte di frustrazione, la stessa diviene terreno fertile per risposte semplici a interrogativi esistenziali, in una struttura meno possibile articolata e dunque comprensibile al massimo.

Non meno importante è l’elemento spirituale che pervade la silloge. Infatti, secondo l’esperienza religiosa, la divinità può apparire accompagnata dal dolce mormorio  del vento o nel fragore della tempesta “Mi tolgo/il cappello e le scarpe/ e guardando il soffitto/cerco una preghiera”. Quello spazio vuoto ove soffia il vento è un potente simbolo di energia; è nella trasformazione del vento che nasce una nuova luce, risplende e dilegua le tenebre.

Mi sovviene una stupenda citazione della poetessa Alda Merini: “la poesia è la pelle del poeta”e  trovo che sia un riferimento perfetto per tale personalità di artista sensibile ed emotivamente attento al vagheggiamento della bellezza e del sogno, in cui egli ama indugiarsi con profonda armonia e  particolare simbiosi; allo stesso tempo, mi piace pensare che possa avere una qualche parentela di pensiero e di spiritualità con il libanese Khalil Gibran.

 

 

SUSANNA POLIMANTI

 

Cupra Marittima, 12.10.2017

Il volo delle rondini

Buon Natale

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il volo delle rondini

Premio della Critica al concorso letterario
La Voce dei Poeti, II edizione – Progetto
“La Catena della pace” Lecce 20-12-2016

 

Associazione Culturale Verbumlandiart
Presidente Regina Resta

 

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Chi saprà mai

Librerò il mio sogno
tra le ali del vento
ed i riflessi dell’alba
aspettando il giorno
per caricarmi d’energia
che mi rechi in un altro sogno.

Chissà se il mio sogno
oramai andato
avrà raggiunto il firmamento
e se nel suo passaggio
avrà disperso energia?

Chi lo saprà mai?

elvio angeletti
17-07-2015

 

Una siringa nelle vene

Una siringa nelle vene
un calcio alla malinconia
per vincere la solitudine e
 lasciarsi trasportare via,
per provare quell’ebrezza
di volare su nel cielo
per trovare quel sorriso,
chissà poi quando e
dove l‘avrai smarrito.
per mescolarsi tra I colori e
lasciare il mondo fuori.
 Una siringa ancora,
per un po’ di fantasia,
per vivere diversi e
ubriacarsi di follia.
Una siringa ancora e,
non sei  più la stessa,
ti doni al uno o l’altro
ti usano come uno straccio
ma a te sembra non fregartene e ,
prosegui la tua strada
 in cerca di qualcosa
che ormai
neanche sai cos’è.
 E ti litighi con i tuoi che,
non vogliono darti soldi
gli gridi  il tuo disprezzo
ma loro non hanno colpa
e tu lo sai.
Una siringa ancora ma
ormai nessuno più te la da
si son stufati di farti credito
non c‘è nessuna pietà.
E ti ritrovi sola,
rannicchiata in un angolo di strada
la gente ti guarda infastidita
ti giudica ma non si ferma.
E torni indietro nel tempo,
quando correvi dentro un prato
e gridavi felice
mamma papà voglio il gelato
e capisci all’improvviso
che quello che hai cercato
lo potevi trovare nel tuo isolato .
E cerchi di tornare indietro ma ormai
non ce la fai
un urlo di sirena ed è così  che te ne vai….
Sola, sola…  più che mai
Valluzzi Rocco – Da una storia vera

autorizzata la pubblicazione su questo sito dall’autore
in maniera gratuita

Respiri di vita

 

PRIMA_RESPIRI DI VITA

Sarà in libreria e sul sito www.intermediaedizioni.it lunedi 23 marzo, “Respiri di vita” la raccolta di poesie del poeta Elvio Angeletti – Intermedia Edizioni

Chi fosse interessato all’acquisto della raccolta può contattarmi privatamente nella chat di facebook

Prefazione di Isabella Gambini
Bella davvero la poesia di Elvio, bella perché autobiografica al punto giusto, intimista e sentimentale senza ‘smancerie’ idilliache, e quindi moderna e onesta. Una poesia che vola ‘leggera’ come un ‘foglio di carta’ e che non vuole rifare l’uomo o cambiarlo, ma testimoniarlo in tutta la sua umanità e semplicità.
Versi, questi di Elvio, che non si avvolgono su sé stessi in un mondo di parole opache, ma che si fanno comprendere e ci fanno comprendere (nel caso ce ne fossimo dimenticati) che l’amore ancora deve poter regnare nelle nostre case, nella natura che ci circonda, nella terra che è nostra (o lo è diventata). Una testimonianza preziosa la sua che dimostra ancora una volta l’oggettiva ‘stranezza’ dei poeti in un mondo rovesciato o ‘doppio’ al modo di Leopardi.
Un mondo avvistato in un “piccolo secchio d’acqua lasciato per caso in giardino” capace di svelare ai poeti il bello ed il piacevole delle cose.
Un mondo, infine, dove i poeti sono ancora capaci di scrivere d’amore senza dover necessariamente ricorrere a “parole nuove” e nonostante il fatto -non proprio trascurabile- che il proprio cuore possa sanguinare.
Parole scritte intingendo la penna in un “calamaio” il cui inchiostro s’è sciolto al sole della fiducia e dell’ottimismo.
Una raccolta, questa di Angeletti, sincera quindi, ma non certo ingenua, perché in grado di parlare schiettamente al nostro cuore con la purezza propria degli uomini fatti non solo di carne (passione) ma anche di Fede; uomini che, a dispetto dei propri limiti, disperatamente ‘amano’ e ostinatamente cercano la “pace” nel “silenzio” del loro pregare, vivendo la devozione alla “fine” di ogni “giorno” con fiducia e respirando la vita.

Poesie

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